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Approfondimento mensile agosto 2023: Un nuovo contratto sociale per la sostenibilità e il benessere delle persone

Approfondimento mensile agosto 2023: Un nuovo contratto sociale per la sostenibilità e il benessere delle persone

La relazione di previsione strategica 2023 della Commissione europea, propone in dieci punti un programma politico per conciliare benessere e produttività, rispondendo con approccio sistemico alle sfide del nostro tempo.

Il 6 luglio la Commissione europea ha presentato la relazione di previsione strategica 2023.

Messaggi chiave

Giunta alla sua quarta edizione, la relazione sviluppa i contenuti delle precedenti riflettendo sulle novità emerse l’ultimo anno, dedicando il tema di quest’anno all’ambito esteso indicato nel titolo della ” sostenibilit à e benessere delle persone al centro dell’autonomia strategica aperta dell’Europa”.

I risultati e le indicazioni della previsione strategica annuale rivestono un ruolo importante nel quadro del processo normativo europeo. Come integrato nello strumento legiferare meglio. La previsione strategica è di fatto parametro rispetto al quale operare delle verifiche di adeguatezza e coerenza delle proposte legislative per garantire che ogni proposta sia adatta a rispondere alle sfide del futuro,

La Commissione richiama nelle premesse l’impegno senza precedenti dell’Ue per raggiungere la neutralità climatica e la sostenibilità attraverso la trasformazione del proprio modello di sviluppo, rimarcandone lo scopo ultimo: “una trasformazione riuscita limiterà i rischi esistenziali del cambiamento climatico e della crisi ambientale, rafforzando al contempo l’autonomia strategica aperta e la sicurezza economica dell’Ue. Sarà fondamentale per rafforzare la competitività a lungo termine e il modello sociale dell’Europa, e quindi la sua leadership globale nella nuova economia a zero emissioni, anche sostenendo altre regioni nella costruzione di un futuro sostenibile. In definitiva, questo aumenterà il benessere delle generazioni attuali e future”.

La Commissione evidenzia comunque che una trasformazione socio-economica equa e di successo non è scontata, poiché la transizione verde, assieme alla gemella transizione digitale, richiedono cambiamenti e trade-off cruciali che influenzeranno le nostre economie e società a un ritmo e a una scala senza precedenti. Per riuscire in questa trasformazione, è essenziale riconoscere i legami tra le dimensioni ambientale, sociale ed economica della sostenibilità. In questo contesto, la relazione di previsione strategica 2023 esamina dunque le intersezioni chiave tra le tendenze strutturali e le dinamiche che influenzano gli aspetti sociali ed economici della sostenibilità.

Vivere bene nei limiti del pianeta L’ascesa della geopolitica e la riconfigurazione della globalizzazione
La Commissione evidenzia che la globalizzazione come la conosciamo è fondamentalmente messa in discussione”. Riassume le criticità attuali, la messa in discussione delle basi del multilateralismo e dell’ordine internazionale basato sulle regole determinato dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, e le scelte strategiche di Cina e Stati Uniti che stanno “galvanizzando la rivalità geopolitica, economica e tecnologica globale”.

La pandemia e poi la guerra hanno evidenziato la fragilità delle catene di approvvigionamento globali e ha messo in luce le dipendenze strategiche dell’Ue. Le dinamiche di crescente confronto geoeconomico stanno ulteriormente riorganizzando i flussi commerciali e di investimento globali aumentando il rischio di restrizioni commerciali e di interruzioni della catena di approvvigionamento, ostacolando anche il flusso di beni, servizi e tecnologie verdi. Dunque le soluzioni per l’Ue devono passare attraverso il cosiddetto reshoring della produzione industriale , mentre nuovi sforzi per sostenere il multilateralismo e riformare l’Organizzazione Mondiale del Commercio, sono evidenziati come più che mai urgenti.

La ricerca di un’economia e di un benessere sostenibili
La Commissione valuta che la sostenibilità rappresenterà un’importante fonte di vantaggio competitivo a lungo termine per l’Ue.

Nel contesto, le crescenti pressioni sugli aspetti sociali ed economici della sostenibilità alimentano il dibattito sulla necessità di un nuovo modello economico, incentrato sul benessere delle persone e della natura: “l’attenzione predominante per i fattori economici, senza la dovuta considerazione per la qualità della crescita e dei posti di lavoro, ha incoraggiato pratiche di produzione e consumo non sostenibili. Allo stesso tempo, le risorse ambientali, che non sono infinite, costituiscono il fondamento stesso dell’attività economica”.

Entrando nello specifico, la Commissione mette in chiara evidenza che “evitare la compromissione di sistemi naturali critici, come il ciclo dell’acqua, rispettare i confini planetari e arrestare la perdita di biodiversità sono quindi presupposti essenziali per società resilienti ed economie sostenibili. Poiché questa interdipendenza tra economia e ambiente sta diventando sempre più evidente, diventa anche una questione di equità intergenerazionale: l’adattamento del modello economico sarà alla base del benessere e della ricchezza materiale delle generazioni future, compreso il modo in cui i guadagni economici vengono distribuiti”.

Indicando come i cambiamenti nei comportamenti e nei consumi possono fare una grande differenza, la Commissione cita alcune stime che indicano che il cambio di stili di vita potrebbero ridurre le emissioni fino al 40-70% entro il 2050. Come precisa la Commissione, ciò non contraddice in principio del perseguimento del benessere individuale, anzi: “il passaggio a comportamenti e consumi più sostenibili può essere percepito positivamente ed essere più accettabile se inquadrato nell’ottica dell’equità e della soddisfazione di vita” mentre “senza tenerne conto, le misure proposte porteranno all’opposizione del pubblico, rallentando o addirittura impedendo l’introduzione di tali misure”.

La transizione verde richiede investimenti senza precedenti
La Commissione riporta la stima aggiornata che complessivamente, per raggiungere gli obiettivi del Green Deal e di RepowerEU saranno necessari investimenti aggiuntivi per oltre 620 miliardi di euro all’anno, la maggior parte dei quali dovrà provenire da finanziamenti privati.

La Commissione presenta diverse stime sui danni economici sui bilanci pubblici già subiti dagli effetti dei cambiamenti climatici, aggiungendo che. allo stesso tempo i cambiamenti demografici e la trasformazione economica metteranno a dura prova i bilanci pubblici a tutti i livelli: “poiché la quota di persone in età lavorativa si ridurrà drasticamente nei prossimi decenni ed è improbabile che la crescita della produttività possa compensare questa evoluzione, è molto probabile che la capacità della tassazione del lavoro di generare lo stesso ammontare di entrate di oggi si ridurrà.”

Sui temi della fiscalità, la Commissione valuta che inoltre, la stessa transizione verde avrà un impatto contribuendo alla contrazione della base imponibile tradizionale, a causa dell’abbandono graduale dei combustibili fossili, dei cambiamenti nei 

modelli di consumo e delle fluttuazioni della crescita. Questo fenomeno potrà però essere controbilanciato con nuove forme di tassazione ad esempio sulle emissioni di carbonio, sui rifiuti, sui prodotti e servizi non sostenibili o non salutari, che potrebbero sostenere le finanze pubbliche per lo Stato sociale.

Come indicazione strategica per liberare le risorse finanziarie necessarie, la Commissione indica che per il settore pubblico sarà fondamentale concentrarsi sullo sblocco degli investimenti privati, evitando di “innescare una corsa ai sussidi tra le economie”.

La crescente domanda di abilità e competenze per un futuro sostenibile
La Commissione evidenzia il nodo critico centrale delle competenze, riportando il dato di fatto che “già ora, la mancanza di personale disponibile con le giuste competenze è un ulteriore fattore che ostacola gli investimenti dell’85% delle imprese dell’Ue”, sia nei settori consolidati che in quelli nuovi.” Inoltre, ben il 69% dei comuni dell’Ue ha segnalato la mancanza di competenze in materia di valutazione ambientale e climatica come un fattore che rallenta i loro investimenti legati al clima.

La Commissione precisa inoltre che l’inadeguatezza delle competenze non è l’unica causa della carenza di forza lavoro, ma che esiste anche un “problema di disponibilità di posti di lavoro di qualità, legato a condizioni di lavoro, retribuzioni e contratti inadeguati, equilibrio tra lavoro e vita privata e mancanza di opportunità di sviluppo o di carriera”.

Le tendenze demografiche e il declino della popolazione in età lavorativa determinano anche un impatto territoriale, riportando il dato che “82 regioni dell’UE che rappresentano il 30% della popolazione europea si trovano o rischiano di trovarsi in una trappola per lo sviluppo dei talenti. Se non affrontata, questa situazione ostacolerà la coesione europea”.

Approfondendo il tema, la Commissione mette in evidenza, come “la sfida delle competenze va oltre le semplici considerazioni economiche. L’alfabetizzazione e le competenze digitali saranno fondamentali non solo per trovare posti di lavoro di qualità, ma anche per partecipare attivamente alla vita civile o per distinguere i fatti dalla disinformazione, anche in relazione alla sostenibilità”.

L’erosione della coesione sociale
Come evidenzia la Commissione “il cambiamento climatico colpirà i territori in modo diseguale e con impatti sproporzionati sui più poveri e sui più vulnerabili. Le famiglie a basso reddito saranno le più esposte all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari o dell’energia […] I più poveri, inoltre, vivono spesso nelle aree più inquinate delle città e sono di conseguenza più vulnerabili agli effetti dell’inquinamento, in particolare sulla loro salute”.

Inoltre, gli effetti del cambiamento climatico possono avere un impatto diretto sulle dinamiche dell’inflazione. Le pressioni inflazionistiche che ne derivano, ad esempio sui prezzi dei prodotti alimentari o dell’energia, insieme a una diminuzione del potere d’acquisto, potrebbero intensificare ulteriormente le disuguaglianze, poiché il loro impatto differisce significativamente per le famiglie a basso e ad alto reddito. In assenza di misure adeguate, ciò potrebbe ampliare la povertà, compresa quella energetica, l’esclusione sociale e le asimmetrie territoriali nell’Ue.

Sul tema dell’equità intergenerazionale, la Commissione indica che i giovani hanno sostituito gli anziani come gruppo più a rischio di povertà, che i bambini nati nel 2020 subiranno un aumento da due a sette volte degli eventi meteorologici estremi e dei rischi per la salute ad essi associati rispetto ai nati nel 1960, e che inoltre, soprattutto i giovani sono colpiti da problemi di salute mentale, tra cui l’eco-ansia: oltre il 45% dei giovani ammette di provare tali ansie.

Come precisa la Commissione, è anche per questo che i giovani si aspettano un’azione più decisa, poiché citando l’Eurobarometro sul futuro dell’Europa “nove giovani europei su dieci concordano sul fatto che affrontare il cambiamento climatico migliorerebbe la loro salute e il loro benessere”.


Minacce alla democrazia e al contratto sociale esistente
La Commissione valuta come l’attuale stato di “smarrimento, crescente malcontento e mancanza di un’agenda positiva si combinano in un’erosione della fiducia nelle istituzioni pubbliche, in una polarizzazione e in una maggiore attrattivà dei movimenti estremisti, autocratici o populisti. A livello globale, il livello di democrazia di cui gode il cittadino medio è sceso ai livelli registrati l’ultima volta nel 1989.”

Nel tracciare le criticità, la Commissione insiste evidenziando come “nell’UE, alcuni dei requisiti fondamentali per il funzionamento della democrazia sono compromessi. Ciò è visibile attraverso le problematiche dello Stato di diritto e di una cittadinanza sempre più silenziosa, come ad esempio il consistente calo dell’affluenza alle urne in molti Stati membri sia per le elezioni nazionali che per quelle europee, o il crescente disinteresse per la vita democratica in generale”.

La Commissione rimarca come il fenomeno dei leader politici considerati più importanti dei partiti politici sia in aumento, e come “la polarizzazione del dibattito politico e il senso di isolamento sono amplificati dalla disinformazione, dalle dinamiche di gruppo sui social media o dai pregiudizi algoritmici”. A fronte di ciò, la Commissione avverte il rischio che “l’incapacità di affrontare lo stato di salute delle democrazie europee metterà in discussione sia l’attuazione di politiche sostenibili sia la stessa transizione”.

Oltre alle criticità delle minacce alla democrazia, il contratto sociale esistente è messo in discussione, come indica la Commissione, sia sul profilo dei livelli e della qualità dell’occupazione che delle misure di welfare. La Commissione evidenzia criticamente che i regimi di protezione sociale sono ancora principalmente concepiti per le forme di lavoro tradizionali quali contratti a tempo pieno, permanenti e dipendenti, mentre sono necessari cambiamenti affinché alcune parti della forza lavoro, in particolare i giovani, i nati al di fuori dell’Ue e le donne, siano sufficientemente coperte dai sistemi di protezione sociale. Ciò è necessario anche nella prospettiva di garantire diritti pensionistici e stabilità finanziaria dei sistemi di welfare. Come evidenzia la Commissione, l’attuale sistema “incide sulla competitività generale attraverso mercati del lavoro meno efficienti, con persone meno propense ad assumersi rischi, a cambiare lavoro, a spostarsi all’interno o all’esterno dell’azienda, ad avviare un’impresa o a chiuderne una”. Infine, La Commissione evidenzia anche che, per molti lavoratori la retribuzione è inadeguata considerando come indicatore di spesa più significativo l’accessibilità economica degli alloggi che risulta ora essere al livello più basso sia per chi cerca di acquistare una casa, sia per chi è in affitto.


Al fine di rispondere alle sfide individuate, la Commissione indica 10 aree d’intervento chiave (cfr.fig.2) nel perseguimento della riconciliazione delle prospettive del benessere con la prosperità.
La Commissione evidenzia dunque necessario:

1. Garantire un nuovo contratto sociale europeo adatto a un futuro sostenibile, attraverso l’impegno degli Stati membri nel sviluppare servizi sociali inclusivi e di alta qualità per migliorare la capacità delle persone di contribuire all’economia e alla società, realizzando al contempo il loro potenziale e le loro aspirazioni. Ciò comporterà l’aggiornamento delle politiche di welfare secondo un approccio di investimento sociale lungo tutto l’arco della vita, il sostegno alla partecipazione e all’inclusione nel mercato del lavoro;

2. Sfruttare il mercato unico per promuovere un’economia resiliente a zero emissioni, mettendo a punto un quadro normativo che favorisca la crescita, incentivando modelli di business sostenibili e garantendo un sostegno sufficiente per il rapido sviluppo e la diffusione delle tecnologie a zero emissioni (vedi nostra rubrica Europa dell’ASviS di marzo 2023);

3. Rafforzare le interconnessioni tra le politiche interne ed esterne dell’UE, anche per potenziare l’offerta e il posizionamento dell’Ue sulla scena mondiale, attraverso nuovi accordi di partenariato, più flessibili e mirati, con i Paesi del vicinato europeo, l’Africa, l’Asia o l’America Latina. L’Ue dovrebbe inoltre rafforzare la propria voce nei forum multilaterali che sono fondamentali per gli sforzi globali in materia di sostenibilità, compresi quelli che definiscono il futuro del finanziamento sostenibile. Dovrebbe inoltre continuare a guidare gli sforzi per realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e contribuire alla discussione sul loro futuro dopo il 2030. Inoltre, l’UE dovrebbe guidare l’azione per preservare i beni comuni globali (biodiversità, suolo, acqua dolce, oceani, ecc.), anche attraverso il finanziamento o la cooperazione in materia di tecnologia e innovazione.

4. Sostenere i cambiamenti nella produzione e nel consumo verso la sostenibilità, mediante riforme e investimenti in tutti gli Stati membri per decarbonizzare e disinquinare l’economia, in particolare i processi industriali e i settori ad alta intensità energetica, ridurre l’impatto sulla biodiversità e minimizzare l’impronta ecologica dei consumi, garantendo l’equità nell’accesso.


5. Passare a un'”Europa degli investimenti” aumentando i flussi finanziari privati a sostegno degli investimenti

strategici per le transizioni, attraverso progressi decisivi nell’Unione bancaria e nell’Unione dei mercati dei capitali e utilizzando I finanziamenti pubblici come catalizzatori per gli investimenti privati, in particolare per i progetti di sostenibilità più rischiosi e innovativi, compreso il loro ampliamento, e per le relative capacità produttive nell’Ue.

6. Rendere i bilanci pubblici adatti alla sostenibilità, attraverso politiche fiscali coerenti, fornendo i giusti segnali di prezzo e incentivi a produttori, utenti e consumatori, migliorando al contempo la sostenibilità fiscale, progredendo anche sulla tassazione internazionale. Va migliorata l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica incentrandola
sulla protezione delle famiglie e delle imprese vulnerabili. Dato inoltre l’impatto disomogeneo delle sfide fiscali e la necessità di rilanciare gli investimenti strategici e di garantire un finanziamento adeguato per i beni comuni dell’Ue, si dovrebbero esplorare ulteriori vie per un’azione comune.

7. Spostare ulteriormente gli indicatori politici ed economici verso un benessere sostenibile e inclusivo, includendo lo sviluppo e la progressiva integrazione nel processo decisionale dell’Ue di metriche che vanno oltre il Pil, anche con l’integrazione d’indicatori aggiuntivi per riflettere meglio l’interdipendenza tra attività economica, benessere delle persone e ambiente.

8. Garantire che tutti possano contribuire con successo alla transizione verso la sostenibilità, con l’impegno costante per aumentare la partecipazione al mercato del lavoro di tutti i segmenti della popolazione, in particolare delle donne, delle persone con disabilità, degli anziani, dei giovani e di altri gruppi sottorappresentati. Inoltre va incoraggiata
la formazione sul posto di lavoro e la formazione professionale, anche con modi innovativi di insegnamento per aumentare la flessibilità dell’apprendimento.

9. Rafforzare la democrazia, anche aumentando la partecipazione dei cittadini, integrando la democrazia rappresentativa nei processi decisionali attraverso strumenti deliberativi partecipativi, rafforzando costantemente la sua capacità di difendere la democrazia e lo Stato di diritto. Inoltre per contrastare la disinformazione e l’interferenza straniera, sono importanti strumenti più efficaci e la loro corretta applicazione. È fondamentale rendere le piattaforme di social media più responsabili e sostenere i media indipendenti.

10. Rafforzare gli strumenti di preparazione e risposta dell’UE per integrare la protezione civile con la “prevenzione civile”, con la capacità di saper anticipare strategicamente i potenziali eventi disastrosi e prepararsi al loro impatto, attraverso il continuo sviluppo di capacità strategiche di previsione e monitoraggio, compresi i sistemi di allarme rapido, fornendo una bussola per guidare i futuri investimenti e finanziamenti degli Stati membri per una migliore preparazione e prevenzione. A tal fine è necessario investire negli spazi di dati europei, e nei gemelli digitali che supportano la comprensione e l’utilizzo di grandi quantità di informazioni complesse. Infine, è necessario esplorare i modi per aumentare ulteriormente la disponibilità di finanziamenti contro il rischio di catastrofi.

Nelle sue conclusioni, la Commissione evidenzia la necessità di costruire una visione positiva e preservare il senso di opportunità e ottimismo come fattore fondamentale per costruire un ampio sostegno democratico per i cambiamenti necessari: “ciò significherà per le generazioni attuali e future di europei, vivere in modo più sano e più a lungo, trovare una realizzazione privata e professionale e avere maggiore voce in capitolo nel futuro che desiderano”.

Fonte: EEA



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